L’impresa Artigiana

“Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista“. 
<San Francesco d’Assisi>

Ceramica il Pozzo, Baronissi (SA).

Ceramica il Pozzo, Baronissi (SA).

Chi è l’artigiano?

Si parla spesso di artigiani e di artigianato ma esiste una gran confusione sull’argomento. Si fa molta fatica ad identificare i mestieri che effettivamente rientrano in questa categoria tanto romantica e affascinante.

Ogni volta che qualcuno nomina la parola “artigiano”, le prime immagini che vengono in mente sono quelle di mani che intrecciano canestri, lavorano la creta o adattano un pregiato pezzo di stoffa al corpo di un ricco uomo d’affari. Sono immagini molto suggestive, ma che non riescono a riassumere la ricchezza e la varietà di un settore come questo.

Solo guardando in dettaglio la legge n. 443 del 1985 (legge quadro per l’Artigianato) possiamo capire quanto sia ampio e complesso questo mondo. Ecco alcune importanti definizioni.

L’imprenditore Artigiano

Secondo l’art. 2 della suddetta legge, è definito “imprenditore Artigiano” chi “esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l’impresa Artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo“.

Gli artigiani, quindi, sono imprenditori che lavorano attivamente e manualmente all’interno dell’impresa. Non si limitano a dirigere i loro dipendenti, ma grazie alle loro competenze e capacità tecniche, sono la spina dorsale dell’impresa stessa. La legge, inoltre, per tutelare e garantire gli utenti, stabilisce che l’imprenditore Artigiano deve, per poter svolgere le sue particolari attività, possedere precisi requisiti tecnico-professionali.

Definizione di impresa Artigiana

Si definisce impresa Artigiana quella che ha come scopo principale la produzione di beni, anche semilavorati, oppure lo svolgimento di un’attività di prestazione di servizi. Sono escluse le attività agricole e le attività di prestazione di servizi commerciali, di intermediazione nella circolazione dei beni o ausiliarie di queste ultime, di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, salvo il caso che siano solamente strumentali e accessorie all’esercizio dell’impresa.

Forme societarie consentite per l’impresa Artigiana

Fatti salvi i limiti dimensionali prescritti dalla legge, è Artigiana anche l’impresa costituita ed esercitata in forma di società, anche coperativa, a condizione che la maggioranza dei soci svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell’impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale. In presenza di un’impresa con due soli soci è sufficiente che almeno uno dei due sia in possesso dei requisiti richiesti. Sono escluse le società per azioni ed in accomandita per azioni.

É definita impresa Artigiana anche quella che:

  1. è costituita ed esercitata in forma di società a responsabilità limitata con unico socio purché il socio unico sia in possesso dei requisiti richiesti e non sia unico socio di altra società a responsabilità limitata o socio di una società in accomandita semplice;
  2. è costituita ed esercitata in forma di società in accomandita semplice, a patto che ciascun socio accomandatario sia in possesso dei requisiti indicati e non sia unico socio di una società a responsabilità limitata o socio di altra società in accomandita semplice.

Il punto importante è che “in ogni caso, l’imprenditore Artigiano può essere titolare di una sola impresa Artigiana”.

Dove l’Artigiano può svolgere la propria attività?

L’attività Artigiana può essere svolta:

  • in un luogo fisso presso l’abitazione dell’imprenditore o di uno dei soci, in appositi locali o in altra sede designata dal committente.
  • in forma ambulante o di posteggio.

Limiti dimensionali (Art 4 – legge n. 443 del 1985)

L’impresa artigiana può essere svolta anche con la prestazione d’opera di personale dipendente diretto personalmente dall’imprenditore artigiano o dai soci, sempre che non superi i seguenti limiti:

  1. per l’impresa che non lavora in serie: un massimo di 18 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 9; il numero massimo dei dipendenti può essere elevato fino a 22 a condizione che le unità aggiuntive siano apprendisti;
  2. per l’impresa che lavora in serie, purché con lavorazione non del tutto automatizzata: un massimo di 9 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 5; il numero massimo dei dipendenti può essere elevato fino a 12 a condizione che le unità aggiuntive siano apprendisti;
  3. per l’impresa che svolge la propria attività nei settori delle lavorazioni artistiche, tradizionali e dell’abbigliamento su misura: un massimo di 32 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 16; il numero massimo dei dipendenti può essere elevato fino a 40 a condizione che le unità aggiuntive siano apprendisti. I settori delle lavorazioni artistiche e tradizionali e dell’abbigliamento su misura saranno individuati con decreto del Presidente della Repubblica, sentite le regioni ed il Consiglio nazionale dell’artigianato;
  4. per l’impresa di trasporto: un massimo di 8 dipendenti;
  5. per le imprese di costruzioni edili: un massimo di 10 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 5; il numero massimo dei dipendenti può essere elevato fino a 14 a condizione che le unità aggiuntive siano apprendisti.

Ai fini del calcolo dei limiti di cui al precedente comma:

  1. non sono computati per un periodo di due anni gli apprendisti passati in qualifica ai sensi della legge 19 gennaio 1955, n. 25, e mantenuti in servizio dalla stessa impresa artigiana;
  2. non sono computati i lavoratori a domicilio di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, sempre che non superino un terzo dei dipendenti non apprendisti occupati presso l’impresa artigiana;
  3. sono computati i familiari dell’imprenditore, ancorché partecipanti all’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, che svolgano la loro attività di lavoro prevalentemente e professionalmente nell’ambito dell’impresa artigiana;
  4. sono computati, tranne uno, i soci che svolgono il prevalente lavoro personale nell’impresa artigiana;
  5. non sono computati i portatori di handicaps, fisici, psichici o sensoriali;
  6. sono computati i dipendenti qualunque sia la mansione svolta.


L’impresa Artigiana ultima modifica: 2014-11-09T20:34:32+00:00 da Gianluca Carrarese

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